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C'è un momento storico, ovvero la storia della Palestina dai primi
del '900 a oggi; e c'è un momento contemporaneo,
la Palestina oggi nelle realtà di Gaza e della Cisgiordania.
Lettera aperta ai candidati alle elezioni del 2013
di Diego Brugnoni
(7 febbraio 2013). Fonte: Associazione di Amicizia Italo-Palestinese
Lettera aperta ai candidati alle elezioni del 2013

Mariano Mingarelli, punto di riferimento in Italia per un'attenta sensibilizzazione alla causa palestinese, chiede di inviare una lettera aperta ai candidati delle prossime elezioni politiche nelle circoscrizioni della vostra Regione. Dice - a ragione: "Le risposte, o la mancanza di una risposta, saranno ovviamente un elemento di valutazione dell'affidabilità politica del candidato".

Di seguito il testo del messaggio che può essere copiato e incollato nell'email da inviare ai vostri rappresentanti, o comunque candidati a diventarlo. Può anche essere sottoscritta una petizione "collettiva", qui.


Caro/a Candidato/a, 

dato che con le prossime elezioni si verranno a determinare gli indirizzi politici ed economici sia locali, che nazionali ed internazionali dello Stato italiano, prima di decidere se attribuire a lei e al suo partito il mio voto, vorrei conoscere la sua posizione, e quindi il suo impegno futuro, in merito ai provvedimenti da attuare per giungere alla concretizzazione dei diritti fondamentali e inalienabili del popolo palestinese. 

Presumo che lei sappia già che la questione della pace in Palestina non ha nulla a che fare con la “sicurezza” dello Stato di Israele, con la tutela degli ebrei da una possibile e imminente nuova Shoah o con l’alyah ad una terra “promessa”. 

Questi sono argomenti strumentali e ricattatori il cui utilizzo è finalizzato a giustificare l’occupazione militare dei Territori Palestinesi, il furto di terre e di risorse naturali ed economiche, una ininterrotta guerra locale di bassa – e talvolta anche di alta – intensità , il cui obiettivo è quello di rendere irreversibile il processo di pulizia etnica della popolazione araba tanto da permettere la costituzione di una “Eretz Yisrael” ebraica. 

Ad essi fa riferimento Israele quando vuole legittimare le violazioni del diritto internazionale e umanitario e i crimini di guerra e contro l’umanità compiuti dal proprio esercito. 

Di fronte alle pretese di “sicurezza” dello Stato di Israele - oggettivamente non a rischio - i vincoli imposti dalla IV Convenzione di Ginevra, dalle Risoluzioni dell’Assemblea Generale e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dalla sentenza del Tribunale Internazionale di Giustizia dell’Aja perdono di qualsiasi rilevanza giuridica e sanzionatoria. 

Nel contempo, tutti i diritti individuali e collettivi del popolo palestinese vengono vanificati, lasciati alla mercé dell’arbitrio e dell’abuso imposto dalla potenza occupante: Israele. 

Spero che lei possa capire come, in tale contesto, sia divenuta ormai insopportabile qualsiasi alchimia politica che tenda a equiparare l’oppressore all’oppresso, il carnefice alla vittima, i cittadini che usufruiscono di tutti i diritti e le prerogative di uno stato riconosciuto a livello internazionale a coloro che, defraudati di un’identità nazionale, ne sono stati denudati e la cui esistenza, “inopportuna”, viene quasi “subita” dall’occupante in attesa di una loro futura definitiva rimozione. 

Conoscendo quanto avviene quotidianamente in Palestina, non si possono più accettare posizioni di equi-distanza o equi-vicinanza, non si può più sopportare l’ipocrisia dominante nella politica e nelle istituzioni, con la quale si commisera episodicamente la drammaticità delle condizioni di vita del popolo palestinese, ma poi non si procede a rimuoverne la causa prima: l’occupazione militare israeliana dei Territori Occupati. 

Caro/a Candidato/a, la questione israelo-palestinese non dipende dall’affidabilità delle leadership palestinese o dall’accordo tra i vari movimenti politici e religiosi locali, o dal rispetto della non-violenza e dalla rinuncia alla resistenza da parte del popolo occupato. Non dipende dalla disponibilità o meno dell’ANP a subire le imposizioni dello Stato di Israele in inutili colloqui di pace, come già fu per gli Accordi di Oslo. 

La soluzione della questione israelo-palestinese dipende da lei e da coloro che, come lei, in Italia e in Europa, decideranno gli indirizzi politici e gli obiettivi futuri delle istituzioni locali e nazionali: solo se l’Italia e l’Europa si assumeranno l’impegno di ripristinare e tutelare i diritti inalienabili del popolo palestinese ne potrà conseguire una pace durevole tra coloro che abitano quella terra sulla base del rispetto reciproco tra persone uguali. 

Ecco perché è importante una sua risposta che espliciti il suo impegno in tal senso. Essa potrebbe dare speranza ad un sogno che vede nella giustizia, e non nella forza, il fondamento per la pace.

 
©2013. Una realizzazione di Diego Brugnoni. Grafica a cura di Diego Brugnoni e Pietro Gregorini. Shoah-Nakba.it è pubblicato con una Licenza Creative Commons.